Il 26 febbraio 1902, moriva a New York John Landis Mason. Avrebbe potuto essere uno degli uomini più ricchi della città, invece viveva in una casa popolare con la moglie, sei figlie, e in tasca non aveva nemmeno un penny. E non perché avesse dilapidato il suo patrimonio o perché si fosse lanciato in qualche investimento sbagliato ma, come molti inventori, Mason era stato un tantinello distratto.

Prima dell’avvento della refrigerazione industriale, la conservazione degli alimenti aveva già una storia lunga quanto l’uomo. La salagione, l’affumicatura, le salamoie, permettevano di consumare carne e verdura anche a distanza di tempo dalla macellazione o dal raccolto, tuttavia modificavano il sapore naturale dei prodotti. Altre pratiche invece, come l’uso delle ghiacciaie, non permettevano di conservare il cibo troppo a lungo e, se utilizzate male, potevano favorire lo sviluppo di batteri e tossine, rendendo gli alimenti potenzialmente letali.

Un salto in avanti fu fatto alla fine del XVIII secolo, quando il pasticcere francese Nicholas Appert trovò il modo di conservare praticamente qualsiasi cosa. Metteva gli alimenti in barattoli di vetro che chiudeva con un tappo di sughero sigillato con ceralacca. La bottiglia veniva poi avvolta in un panno e bollita. Appert non aveva idea del perché funzionasse (che il calore uccideva i batteri lo avrebbe scoperto soltanto anni dopo Louis Pasteur), però funzionava.

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Il processo divenne noto come appertizzazione e permise al mondo di gustare prelibate delizie anche fuori stagione. Col premio di 12.000 franchi ricevuto dal governo francese, contento di poter fornire al suo esercito provviste non deperibili, il pasticcere aprì la Maison Appert, la prima industria di cibi conservati al mondo, che inscatolava pomodori, legumi, latte, frutta, uova e altri prodotti.

Tuttavia l’appertizzazione aveva un grosso problema. Se il sigillo di ceralacca non era applicato correttamente o veniva danneggiato durante il trasporto, una piccola fessura bastava a far degradare il prodotto o a renderlo potenzialmente letale.

A trovare una soluzione ci pensò proprio John Landis Mason, un lattoniere con la passione per le invenzioni. Nel 1858 brevettò un’idea semplice quanto geniale: un contenitore di vetro con una filettatura sul lato esterno della bocca che poteva ricevere una fascia di metallo modellata appositamente. In poche parole, aveva inventato i vasetti col tappo a vite, quelli in cui oggi conserviamo latte, marmellate e svariati altri alimenti.

Per l’industria del cibo conservato fu una rivoluzione. Rispetto al sistema di Appert, quello di Mason era sicuro e più semplice da utilizzare. Negli Stati Uniti ogni anno si producevano migliaia di vasetti di vetro che tutti chiamavano, Mason Jar, nome con cui sono conosciuti ancora oggi oltreoceano. L’unico a non arricchirsi era proprio Mason. I guadagni provenienti dal produttore di vasetti con cui aveva avviato una partnership non erano sufficienti, per via della concorrenza troppo spietata. Nel 1869, quando finalmente si rese conto che gli altri facevano affari sfruttando la sua invenzione, Mason intentò una causa per violazione del brevetto. Quale brevetto? È vero, nel 1858 Mason aveva depositato l’idea di un vasetto col tappo a vite. Poi si era reso conto che questo non era sufficiente a rendere ermetica la chiusura e aveva inserito, alla base del coperchio, un sottile disco di gomma. Era questa la vera innovazione! Mason lo sapeva, eppure in dieci anni non aveva mai aggiornato il brevetto iniziale, nonostante fosse consapevole che tutti lo stavano copiando. Il tribunale ritenne che l’inventore avesse così dimostrato di non essere interessato alla sua invenzione e di non avere quindi diritto ad alcun compenso economico.

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Oggi i primi contenitori realizzati da Mason sono oggetti da collezione e possono valere fino a migliaia di dollari. I vasetti di vetro sono tra gli oggetti più presenti nelle nostre case e se ne producono a milioni ogni anno. L’unico a non averci mai guadagnato resta proprio il suo inventore, John Landis Mason. Avrebbe potuto essere uno degli uomini più ricchi di New York se non fosse stato un tantinello distratto.


Per approfondire:

  • Alvin Goodley. «10 Rarest Mason Jars Ever Made».
  • Emily Matchar. «A Brief History of the Mason Jar». Smithsonian Magazine.
  • John Stuart Gordon. American Glass. Yale University Press, 2018, p. 87.
  • Reports of Cases Argued and Determined in the Circuit Court of the United States for the Second Circuit. Derby and Miller, 1875, p. 149.

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