Home2022-05-04T09:36:27+02:00

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Quella “specie di formaggio” con cui mangi i ćevapi a Belgrado

In breve|

Se si chiedesse a chiunque sia stato nell’ex Jugoslavia qual è un piatto tipico che ricorda del suo viaggio, probabilmente risponderebbe i ćevapi (o ćevapčići, come li chiamano in alcune zone). Li si trova ovunque, nei supermercati, nei ristoranti, sulle tavole delle famiglie, nelle grigliate all’aperto tra amici. A Belgrado si mangiano «na kajmaku», col kajmak, un composto spumoso dal sapore a metà tra il burro e un formaggio lievemente erborinato: salato, quasi acidulo, particolarmente aromatico e… molto grasso. Al contatto col calore della carne si scioglie e sprigiona tutto il suo gusto. Oltre che per condire i cevapi, il kajmak viene utilizato nella preparazione di dolci, come accompagnamento alla frutta glassata, a colazione e come contorno per i salumi.

Il Khlong Saen Saep di Bangkok

Luoghi|

Nell’ultimo secolo una sfrenata urbanizzazione ha trasformato il volto della capitale thailandese. Alle imbarcazioni si sono sostituiti gli autobus, i tuk tuk, i taxi, la metropolitana, le auto, lo Sky Train. Molti canali sono stati interrati ma altri continuano a far parte del tessuto urbano. Tra questi, non possiamo non imbatterci nel Khlong Saen Saep almeno una volta, anche solo per caso. Un marciapiede all’improvviso si trasforma in banchina, una strada diventa ponte, e sotto di noi sfreccia una long tail boat con un barcaiolo in bilico sulla falchetta come un abile equilibrista.

Ferdinandea, l’isola di tutti e di nessuno.

Luoghi|

Il 28 giugno 1831, mentre navigava a sud della Sicilia, il capitano Swimburne, al comando del bastimento inglese Rapid, avvertì un forte boato. Il mare era calmo e non c'erano nuvole temporalesche all'orizzonte. Lo stesso fragore fu udito fino a Palermo. Ma sulla terraferma tremarono anche le case. Il giorno dopo, alle tre e quarantacinque del pomeriggio, si verificò un'altra potente scossa di terremoto.

El Ajadrecista. Il giocatore di scacchi meccanico di Leonardo Torres Y Quevedo

Storie|

La macchina di Torres era un dispositivo straordinario: un agglomerato di cavi, interruttori, relè e meccanismi tra i quali compariva una scacchiera. Eppure le sue capacità scacchistiche erano decisamente limitate. A dirla tutta, non sapeva nemmeno giocare un'intera partita.

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