Città di carta, città reali: una storia di trappole cartografiche

Foto: Andrew Neel, Unsplash - free use
Foto: Andrew Neel, Unsplash – free use

Roscoe, nello stato di New York, è un villaggio molto noto a chi viaggia sulla Route 17. Tuttavia, per lungo tempo la sua fama è stata offuscata da Agloe, pochi chilometri più a Nord. Il fatto è piuttosto curioso, perché Roscoe sarà pure un minuscolo agglomerato di case con poco più di cinquecento abitanti, ma Agloe non esiste. Eppure per oltre sessant’anni la cittadina è stata riportata sulle mappe stradali della Exxon. Si trattava, però, di una “città di carta”, una trappola per smascherare potenziali contraffattori.

Copyright traps

Tracciare una carta geografica è un’operazione costosa e complessa. E lo era ancora di più quando non esistevano satelliti artificiali e altre tecnologie avanzate su cui fare affidamento. Gli editori dovevano investire tempo, risorse e denaro per eseguire sopralluoghi, rilevamenti e raccogliere informazioni allo scopo di stampare una carta stradale affidabile, più precisa di quelle dei concorrenti e che includesse un buon numero di punti di interesse: hotel, distributori di benzina, attrazioni turistiche e quant’altro potesse rendere la vita più semplice ai viaggiatori. Una volta pubblicata la carta, però, i dati raccolti erano a disposizione di tutti. A un concorrente sleale bastava modificare un colore, lo spessore di una linea, o il tipo di carattere per realizzare un’edizione “tutta nuova”. Un plagio, certo, ma difficile da smascherare. Così alcuni cartografi inserivano nelle loro mappe località fantasma, totalmente inventate. Una mappa in cui erano presenti questi stessi luoghi, era chiaro… era stata copiata.

Il termine popolare utilizzato per descrivere queste località fantasma era “città di carta” o, in gergo più tecnico, copyright traps, trappole per chi viola il copyright, appunto, una pratica utilizzata in diverse opere di carattere generale. Negli elenchi telefonici si inserivano nominativi inventati, nei dizionari si utilizzavano falsi lemmi o neologismi inesistenti, come il termine dord che per anni ha infestato le pagine del celebre dizionario americano Merriam Webster.

La posizione di Agloe su Open Street Map
La posizione di Agloe su Open Street Map

Da fantasmi a luoghi (quasi) reali

Di città immaginarie sulle mappe ne esistono e ne sono esistite diverse. Argleton, nel Lancashire (Regno Unito) è stato un villaggio presente su Google Maps per diversi anni, ma le sue coordinate geografiche portavano nel mezzo di un campo coltivato. La “città di carta” fu notata da un abitante della zona che ne parlò nel suo blog. Subito dopo, un burlone acquisto il dominio argletonvillge.co.uk e rese la località (quasi) reale. Su wayback machine è ancora possibile trovare il (finto) sito della (finta) cittadina con (finte) foto, una (finta) storia dell’insediamento urbano e dei suoi abitanti, gli Argletoniani, finti anch’essi, ovviamente. E ci fu anche chi colse l’occasione per arrotondare lo stipendio e mettere in vendita magliette con su scritto “New York, London, Paris, Argleton”.

Sul perché Google abbia incluso una “città di carta” sulle sue mappe ci sono diverse teorie, ma più che di un caso di copyright trap, probabilmente si è trattato soltanto di un errore innocente. La stessa persona che notò per la prima volta Argleton sulle mappe ritiene sia stato un errore nel riportare le coordinate e il nome di Aughton, una località realmente esistente in zona. Sta di fatto che nel 2010, Google rimosse Argleton dalle mappe.

Argleton - Foto: Small-Town Hero, CC BY-SA 3.0
Argleton – Foto: Small-Town Hero, CC BY-SA 3.0

Agloe, Delaware County, New York

Mentre la breve esistenza di Argleton fu soltanto virtuale, Agloe – per molti anni – divenne quasi reale. La cittadina era presente sulle mappe Exxon dalla fine degli anni ’30 e furono molti i viaggiatori a cercarla nella realtà. Qualcuno arrivò a installare un’insegna di benvenuto nel punto in cui avrebbe dovuto sorgere la fantomatica località e, negli anni ’50, uno degli abitanti della zona aprì sul posto un negozio che chiamò Agloe General Store. Quando negli stessi anni la Exxon minacciò di portare in giudizio l’editore Rand McNally per aver inserito Agloe nelle sue mappe, quest’ultimo si giustificò dicendo che il luogo, ormai, esisteva davvero.

Oggi l’Agloe General Store ha chiuso e la cittadina è scomparsa dalle mappe, anche se per un breve periodo è ricomparsa su Google Maps. Stavolta, però, non si trattava di un errore ma, più probabilmente, di un nostalgico tentativo di riportare in vita l’unica “città di carta” divenuta reale.


Per approfondire:

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *