Noi bambini lo sapevamo. La notte della Befana gli animali potevano parlare. Ma a nessuno era concesso ascoltarli. Se qualche malcapitato avesse orecchiato per caso le loro parole, avrebbe avuto molti anni di guai, se non peggio. A ogni modo, per essere sicuri che non dicessero male di loro, la sera della vigilia gli anziani del mio paese preparavano un pasto speciale per i cani, i gatti e le galline di casa.

Animali pensanti

La possibilità che gli animali possano comunicare con noi ci affascina da sempre. Animali parlanti o pensanti sono protagonisti di numerose fiabe e leggende. Negli ultimi anni la scienza si è interessata molto all’intelligenza degli animali e oggi iniziamo ad avere un quadro di alcune loro abilità che fino a poco tempo fa ignoravamo. Ad esempio, sappiamo che molte specie hanno modi complessi di comunicare tra loro e che alcuni animali sanno contare. Lo fanno i pesci, le rane, i lupi, le scimmie e i polli, ad esempio. I gatti invece… Beh, sui gatti non sappiamo molto. Chi conosce questi piccoli felini domestici sa bene quanto sia difficile obbligarli a fare qualcosa. E nonostante i numerosi tentativi di studiarne le abilità intellettive, i gatti hanno sempre dimostrato di non essere affatto interessati a partecipare a degli stupidi test. D’altronde, se n’era accorto già un centinaio di anni fa l’insegnante tedesco Wilhelm von Osten.

Foto: wikipedia

Hans va a scuola

Convinto che gli animali avessero capacità simili a quelle degli esseri umani, Von Osten aveva provato dimostrarlo addestrando un gatto, fallendo miseramente. Nemmeno con gli orsi gli andò molto bene e concluse soltanto che questi grossi mammiferi possono essere un tantino ostili quando li si infastidisce. Quindi ripiegò su Hans, un cavallo di razza Orlov molto mansueto col quale aveva instaurato da tempo un rapporto di empatia e fiducia. Utilizzando un grosso abaco e alcune schede con le lettere dell’alfabeto, come quelle con cui s’insegna a leggere ai bambini, Von Osten tralasciò qualsiasi altra attività per dedicarsi al suo progetto. Dopo quattro anni, convocò un gran numero di scienziati e di semplici curiosi nel cortile di una scuola di Berlino. Si presentò davanti a loro coi capelli scompigliati, la barba lunga e incolta, una tunica larga e un cappello floscio. Ma il pubblico non ci fece caso. L’attenzione era tutta rivolta alle straordinarie capacità di Hans.

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Il cavallo pensante

Von Osten chiese ai presenti di sottoporre al suo allievo a quattro zampe diversi problemi matematici. A ogni domanda Hans dava la risposta corretta battendo con lo zoccolo e dimostrando di saper risolvere addizioni, sottrazioni e radici quadrate. In maniera simile riusciva a riconoscere le lettere dell’alfabeto, i colori e le note musicali. Il 7 luglio 1904, il quotidiano tedesco Weltspiegel pubblicò un articolo in cui celebrava le sbalorditive abilità dell’animale. A Berlino arrivarono scienziati da tutta Europa. La maggior parte di loro si disse commossa dalle straordinarie facoltà intellettive di Hans. Tuttavia, non mancava chi aveva delle perplessità.

Per alcuni non si trattava d’intelligenza ma di un fenomeno paranormale. Probabilmente l’animale era sotto una qualche influenza mesmerica o, come sostenne il famoso esoterista Rudolf Steiner, Von Osten era in grado di comunicare ad Hans le risposte corrette attraverso la telepatia. Per altri era più semplicemente una truffa. Questa affermazione irritava profondamente Von Osten, convinto fino in fondo di aver agito correttamente. Per mettere a tacere ogni dubbio, il professore si disse disposto a far esaminare le capacità del cavallo da un comitato scientifico.

Non c’è trucco, non c’è inganno

L’ 11 settembre del 1904, nel cortile del civico 10 di Griebenow Strasse, si riunirono il direttore dell’Istituto di psicologia di Berlino, un famoso zoologo, un veterinario, diversi ufficiali di cavalleria e un certo Paul Busch, a cui evidentemente veniva riconosciuta una indiscutibile conoscenza scientifica degli equini in quanto direttore di circo. Hans venne sottoposto a prove di ogni tipo per due giorni consecutivi, al termine dei quali la commissione sostenne che non c’era alcuna frode. Anzi, il gruppo di esperti si spinse ad affermare (seppure cautamente) che Hans fosse dotato di vere facoltà intellettive.

Più che mettere a tacere i detrattori di Von Osten, il parere della commissione inasprì la polemica. Da una parte c’era chi accusava gli esperti di aver svolto il proprio lavoro superficialmente. Dall’altra, ancora più scienziati si convinsero che gli animali potessero comprendere e addirittura esprimersi nel linguaggio umano, proprio come da tempo immemore sostenevano fiabe e leggende. Ancora una volta, Von Osten, convinto delle sue ragioni, accettò di sottoporre Hans a un nuovo esame.

Il giovane Pfungst

Stavolta a occuparsi del caso del cavallo più intelligente del mondo fu Oskar Pfungst, un giovane assistente dell’istituto di psicologia di Berlino. Pfungst iniziò la sua indagine seguendo lo stesso metodo dei colleghi. Sottoponeva problemi al cavallo e a ogni risposta esatta lo incentivava premiandolo con un pezzo di pane, una carota o uno zuccherino. Hans continuava a dimostrarsi particolarmente dotato e totalizzò il 98% di risposte esatte. Non sbagliava nemmeno quando Von Osten veniva fatto allontanare dalla stanza, per fugare qualsiasi dubbio di comunicazione segreta tra il cavallo e il suo proprietario. Se c’era un trucco doveva essere altrove. Così lo psicologo fece qualcosa che nessuno prima di lui aveva ancora provato. La percentuale di risposte esatte si ridusse a un misero 6%. In pratica, il cavallo riusciva a indovinare soltanto per caso. Ma cos’era successo?

Pfungst aveva sottoposto Hans a un esperimento in cieco, una tecnica di valutazione già adottata in passato ma ancora inconsueta nella pratica scientifica dell’epoca. Se chi faceva la domanda non ne conosceva la risposta o si trovava al di fuori del campo visivo di Hans, il cavallo sbagliava. Non era Von Osten a barare. Lo facevano tutti.

Hans l’intelligente, ovvero come (non) condurre un esperimento scientifico

Così come il cavallo desiderava essere gratificato con un pezzo di pane o una carota, anche gli scienziati miravano inconsciamente al loro premio: la certezza di trovarsi di fronte a un animale pensante. Nel momento in cui il cavallo batteva la zampa un numero di volte pari alla risposta corretta, gli esaminatori cambiavano impercettibilmente espressione o compivano un gesto involontario. Hans aveva soltanto la straordinaria capacità di cogliere quei segnali inconsci.

Questa vicenda dimostrò quanto sia facile manipolare, seppur involontariamente, un soggetto di studio a proprio vantaggio per ottenere i risultati sperati. La comunità scientifica internazionale comprese che gli esperimenti in cieco dovevano diventare la regola.

La fine di Hans l’intelligente

Da quel che sappiamo, Von Osten non accettò di buon grado la scoperta di Pfungst e serbò rancore nei confronti dello psicologo per tutta la vita. Fortunatamente non fece lo stesso con Hans. L’insegnante lo tenne con sé fino alla sua morte. Poi il cavallo fu venduto. Non sappiamo esattamente a chi. Alcuni sostengono a un imbonitore che organizzava spettacoli con “animali pensanti“, ingannando ignari spettatori paganti. Altri invece, e forse è la storia più interessante, dicono che Hans fu acquistato dall’esercito tedesco e utilizzato come cavallo militare durante la prima guerra mondiale. Alla sua morte, sopraggiunta sul campo di battaglia, non ricevette alcun encomio per il servizio reso alla patria e alla scienza, ma fu mangiato dai soldati rimasti senza scorte di cibo.


Per approfondire:

  • Harry Miles Johson. «A Review of Clever Hans (the Horse of Mr. von Osten)». The Journal of Philosophy, Psychology and Scientific Methods, Nov. 23, 1911, Vol. 8, No. 24, pp. 663-666, 2021.
  • Heini K.P. Hediger. «The Clever Hans Phenomenon from an Animal Psychologist’s Point of View». Annals of the New York Academy of Sciences 364, n. 1 (1981): 1–17.
  • Laasya Samhita e Hans J Gross. «The “Clever Hans Phenomenon” Revisited». Communicative & Integrative Biology 6, n. 6 (9 novembre 2013).
  • Oskar Pfungst e Carl Leo Rahn. Clever Hans (the Horse of Mr. Von Osten) a Contribution to Experimental Animal and Human Psychology. New York, H. Holt and company, 1911.
  • Richard Wiseman. Paranormality: The Science of the Supernatural. Pan Books, 2015.
  • Rudolf Steiner. Bees. SteinerBooks, 1998.
  • Vinciane Despret, Brett Buchanan, e Bruno Latour. What Would Animals Say If We Asked the Right Questions? Posthumanities 38. Minneapolis: University of Minnesota Press, 2016.