Un giorno di Natale di tanti anni fa, scartando un pacchetto foderato di carta bianca e azzurrina trovai un regalo che stavo aspettando da tempo: il mio primo Piccolo Chimico. Un vero e proprio laboratorio in miniatura con provette, anse, cannule, becher, cartine di tornasole, un fornello ad alcool e varie sostanze non del tutto innocue. Molto diverso dai giocattoli simili e più sicuri che si trovano in commercio oggi, ma sicuramente non così pericoloso come il kit venduto dalla Gilbert Company all’inizio degli anni ’50.

Piccoli chimici crescono

Il primo set portatile di chimica di cui abbiamo notizia risale al 1791. Finalmente chimici, fisici, mineralogisti e cultori di filosofia naturale potevano compiere in casa semplici esperimenti, senza dover disporre di un vero e proprio laboratorio. Si trattava comunque di una strumentazione molto costosa, destinata soprattutto agli addetti ai lavori.

Bisognerà attendere mezzo secolo prima che la società britannica John J. Griffin & Sons realizzi set più economici, alla portata degli insegnanti delle scuole elementari. Grazie a questa intuizione, i bambini diventano spettatori di esperimenti sbalorditivi in cui la materia cambia forma, colore, gli oggetti si liquefanno, si solidificano o si dissolvono in una nuvola di vapore.

Ma lo scoppio della prima guerra mondiale mette in crisi il settore della chimica educativa in Europa. La maggior parte degli elementi in commercio proviene dalla Germania, dove le industrie sono impegnate a supportare gli sforzi bellici. Al di là dell’oceano, invece, la guerra è un evento ancora lontano.

Nel 1914, ad Hagerston, un piccolo hub industriale nel Maryland, nasce la Porter Chemical Company, la prima azienda a realizzare set di chimica destinati ai ragazzi. L’anno successivo, il Porter’s Chemical Set viene venduto in diverse versioni che vanno dai dieci ai cento elementi, con prezzi a partire da 1$. Il successo è immediato ma, ben presto, il monopolio dei Porter viene minacciato da un nuovo concorrente: Alfred Carlton Gilbert.

Il Walt Disney della chimica

Gilbert è un visionario. Alcuni lo considerano una delle menti più brillanti degli Stati Uniti insieme a Walt Disney. Era diventato famoso per aver inventato l’Erector Set, conosciuto in tutto il mondo col nome di Meccano. Gilbert entra nel campo dei giochi scientifici producendo piccoli microscopi. Negli anni ’20, lancia il Chemical Magic, un kit che tratta la chimica come uno spettacolo di magia, con consigli su come presentare gli esperimenti al pubblico, sulla scenografia, sul modo di vestirsi e di comportarsi “in scena”.

Negli anni ’50, le discipline scientifiche diventano l’asse portante dell’educazione americana. L’associazione dei Boy Scouts of America promuove le scienze. Si producono show di divulgazione scientifica tra cui Watch Mr.Wizard, una delle trasmissioni più popolari della TV americana, in cui vengono mostrati ogni giorno nuovi esperimenti. Non c’è un solo ragazzo che non possieda un set di chimica o che non ne desideri uno.

Porter e Gilbert fanno di tutto per distinguersi l’uno dall’altro, si affrontano a colpi di inserti pubblicitari sulle riviste di Popular Science, sui giornali, nei fumetti. Anche se nel frattempo nascono altri concorrenti, sono loro a dominare il mercato. La Porter Chemical conia uno slogan che riflette perfettamente lo spirito dell’epoca: “Porter Science prepara i giovani americani alla conquista del mondo”, mentre la Gilbert Company sbalordisce tutti con un’idea sorprendente.

I segreti dell’atomica

Nel 1950, Gilbert lancia un nuovo gioco scientifico con cui promette di svelare ai bambini tutti i segreti dell’energia nucleare. Ma non si tratta di teoria o di una semplice simulazione. Venduto al prezzo di 49.50$, ben $534.60 di oggi, il Gilbert U-238 Atomic Energy Lab è un vero e proprio giocattolo radioattivo.

Al suo interno, i ragazzi trovano alcuni campioni di minerali che contengono uranio: autunite, torbernite, uraninite e carnotite. Ci sono anche un contatore Geiger-Müller per misurare le radiazioni, una camera a nebbia di Wilson (una scatola a tenuta ermetica che permette di vedere le particelle alpha muoversi in una nuvola di vapore a 10.000 miglia al secondo), uno spintariscopio per osservare il decadimento nucleare e un elettroscopio per misurare la radioattività. A corredo del set ci sono l’Atomic Energy Manual, con istruzioni su come utilizzare gli strumenti e condurre gli esperimenti, e un fumetto di Dagwood (Dagoberto, della serie Blondie), intitolato Learn how Dagwood Split The Atom, realizzato con la consulenza del generale Maggiore Leslie Groves, direttore del progetto Manhattan, il programma di ricerca del governo americano da cui era nata la bomba atomica. Manca soltanto una tuta protettiva.

Gilbert U 238 cloud chamber
Gilbert Cloud Chamber – Science History InstituteCC BY-SA 3.0

Gilbert tranquillizza i genitori più apprensivi. In una nota nella confezione dell’Atomic Energy Lab, dichiara che i quattro minerali sono a bassa radioattività e i loro figli non corrono alcun pericolo.

Rispetto ad altri materiali radioattivi, l’Uranio 238 non è fissile, cioè non può innescare una reazione a catena di tipo nucleare, e le particelle alpha emesse dal minerale vengono facilmente bloccate dalla pelle. Ma le conseguenze possono essere serie se chi manipola la sostanza ha delle piccole ferite, come capita spesso ai bambini. Quando finisce nel circolo sanguigno, l’U-238 si distribuisce ad altri organi e può causare tumori ai polmoni e alle ossa. Ad alte concentrazioni, può danneggiare i reni e aumenta il rischio di leucemie e cancro ai tessuti molli. Lo sanno bene alcuni dei soldati che hanno combattuto nel Golfo Persico e nei Balcani. L’U-238, infatti, è conosciuto anche col nome di “uranio impoverito”.

Il Gilbert U-238 Atomic Energy Lab è rimasto in vendita soltanto un anno, prima di essere ritirato dal commercio, e non sappiamo quali conseguenze abbia avuto su chi lo ha posseduto. Nel 2006 il radar magazine, una rivista di intrattenimento americana, lo ha inserito a pieno titolo nell’elenco dei 10 giochi più pericolosi della storia. Anche se oggi è possibile ancora acquistarlo da qualche privato che lo rivende su ebay, difficilmente un genitore ne regalerebbe uno al proprio bambino.


Per approfondire:


Foto: Deutches Musem (fair use), Science History Institute (CC BY-SA 3.0).

Leave A Comment