Era il giorno di Pasqua del 1967. Il sessantenne americano Jim Thompson si trovava in vacanza nelle Cameron Highlands, una zona della Malesia molto frequentata dagli stranieri. Aveva trascorso una giornata come tante. Dopo essere stato a messa alla Soul’s Church, si era seduto sotto il portico del Moonlight Bungalow, il cottage preso in affitto con alcuni amici. Lo avevano visto in tanti. Il cuoco del ristorante dove cenava ogni sera era uscito a fumare una sigaretta con lui. Qualche ora dopo, i vicini sentirono un rumore di passi sulla ghiaia del vialetto che dall’abitato si allontanava verso la foresta. Ma nessuno di loro si preoccupò. Perché Jim Thompson non era soltanto un ex architetto e un ricco imprenditore. Lui a muoversi nella giungla c’era abituato.

La spia che amava l’Oriente

Molti anni prima, Jim Thompson aveva lasciato il lavoro in un importante studio di architettura di New York per arruolarsi nell’OSS, il servizio segreto della marina americana che poi sarebbe diventato la CIA. Nell’agosto del 1945 stava sorvolando la Thailandia centrale alla guida di un gruppo di guerriglieri addestrati a sopravvivere in ambienti ostili. Avevano il compito di paracadutarsi nella giungla e organizzare la resistenza contro l’occupazione giapponese. Ma nel momento in cui il portellone si aprì ed erano pronti a saltare, il pilota ricevette un messaggio. Il Giappone si era arreso. La guerra era finita.

In Thailandia Jim Thompson ci arrivò lo stesso. Prima per organizzare l’ufficio locale dei servizi segreti, poi per aprire un’azienda tessile, la Thai Silk Company. L’americano divenne famoso come il Re Della Seta, di cui fece rifiorire la produzione locale ormai in declino, realizzando tessuti di lusso, per Broadway e Hollywood. Ma a Bangkok il ricco straniero era popolare soprattutto per la sua casa, la Jim Thompson House, conosciuta semplicemente come La casa sul khlong, la casa sul canale.

La Jim Thompson House

Negli anni ’60, la Jim Thompson House era un punto d’incontro per l’alta società cittadina. Si organizzavano cene e feste quasi ogni sera. Gli ospiti erano affascinati da quella villa in legno di tek sulla riva del Khlong Saen Saep, avvolta da un lussureggiante giardino tropicale e composta da sei abitazioni trasportate fin lì da diverse aree del paese. Le avevano smontate e poi rimontate, un’impresa meno impegnativa di quanto si possa pensare. In Thailandia, le case in legno tradizionali non hanno fondamenta né chiodi. Sono costruite a incastro proprio per poterle spostare. Se si muove il padrone, si muove anche la casa.

Nelle serate tra amici, Jim Thompson amava soprattutto mostrare la sua collezione d’arte e antiquariato orientale, tra le più preziose di tutto il sud est asiatico, con opere provenienti dalla Cina, dalla Thailandia e dalla Birmania. Molte di queste erano state acquistate senza fare troppe domande. Quando Jim Thompson fu accusato di possedere cinque teste di Buddha rubate, si rifiutò di restituirle. Quelle opere d’arte, sostenne, non arricchivano soltanto la sua collezione privata ma erano un vanto per l’intera nazione. Il governo la pensava allo stesso modo, più o meno. La polizia fece irruzione nella Jim Thompson House, sequestrò le teste di Buddha e le riportò dove dovevano stare: al Museo Nazionale.

Un giorno di Pasqua

La domenica di Pasqua del 1967, sotto il portico del Moonlight Bungalow, nelle Cameron Highlands, gli amici aspettarono a lungo che Jim Thompson rientrasse dalla sua passeggiata. Qualcuno provò a cercarlo nella sua stanza. Aveva portato via lo zaino, ma non le sigarette né i medicinali che avrebbe dovuto avere sempre con sé.

Le ricerche andarono avanti per mesi e coinvolsero più di 500 persone: i residenti, la polizia, l’esercito malese, alcuni volontari dell’esercito inglese, esploratori, perfino studenti, indovini e turisti desiderosi di raccontare agli amici la loro straordinaria avventura. Fu la caccia all’uomo più massiccia che si sia mai vista il tutto il Sud Est Asiatico. Di Jim Thompson non vennero mai trovate tracce né indizi.

Jim Thompson – foto: Wikipedia

Scomparso nel nulla

Che fine ha fatto Jim Thompson? È stato sbranato da un animale selvatico? Ma possibile che non si siano trovati i resti? È stato rapito? Allora perché nessuno ha mai chiesto un riscatto? È stato assassinato? Se così fosse, dov’è finito il corpo? Forse Jim Thompson non ha mai smesso di lavorare per il governo americano ed è partito per compiere una missione segreta. Ma fino a oggi non c’è una sola prova che possa confermare le teorie che si sono susseguite negli anni. Delle 25 probabili cause sulla sua scomparsa elencate nel 1967, almeno la metà può essere eliminata.

Il mistero assume risvolti ancora più inquietanti quando, poco dopo la sparizione di Jim Thompson, una delle sorelle venne trovata uccisa a bastonate nella casa dove viveva, negli Stati Uniti.

Ma c’è ancora un altro particolare a cui non è mai stata data risposta. Perché quando Jim Thompson partì per il viaggio in Malesia, sul suo conto personale erano rimasti soltanto 50 dollari? Per alcuni, l’imprenditore aveva speso tutti i suoi averi per acquistare le opere d’arte che amava esibire nella sua casa.

Cameron Highlands – foto: Paul Vincent Rolls (Unplash)

L’eredità di Jim Thompson

La casa sul Khlong è ancora tra i luoghi più frequentati di Bangkok. Non si fanno più cene e feste ogni sera ma si entra soltanto prenotando una visita guidata. La Thai Silk Company continua a produrre tessuti di lusso ispirati a quelli creati dal fondatore e ha tremila dipendenti. Nel 1967, quando Jim Thompson scomparve, erano soltanto un centinaio, per lo più artigiani che vivevano in piccole case-laboratorio in legno e lamiera a Bang Khrua, sull’altra sponda del Khlong Saen Saep.

Oggi, nelle Cameron Highlands, gli escursionisti che si azzardano a percorrere il sentiero che dal Moonlight Bungalow si addentra nella foresta, ricevono un foglio con una serie di avvertimenti. In cima alla lista c’è scritto: Mai camminare da soli.


Per approfondire:

  • Alessandro Pezzati. «Jim Thompson, the Thai Silk King». Expedition Magazine 53, n. 1.
  • «Bangkok fortune of silk industrialist is left to nephew». New York Times, 21 marzo 1969.
  • Daisy Alioto. «The Architect Who Changed the Thai Silk Industry and Then Disappeared», Time, 9 maggio 2016. .
  • Robert Sam Anson. «Mistery of the Thai silk king». Life, Maggio 1984.
  • «Jim Thompson House in Bangkok». Bangkok.com.
  • «Thailand: A Walk in the Jungle». Time, 7 aprile 1967.

Foto di copertina: Pierpaolo Ferlaino

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