Molti ci passano accanto senza accorgersene. Altri gli lanciano un’occhiata distratta. Qualcuno si ferma a specchiarsi sulla sua superficie lucida, per sistemarsi il trucco o gli occhiali. Poi va via. Ma il monolite azzurro che si staglia dal marciapiede all’incrocio tra Dalmatinova ulica e Slovenska cesta, in una delle aree più frequentate di Lubiana, non è soltanto un monumento dal design avveniristico: è uno strumento molto particolare.

Alla conquista del Monte Bianco

La sua storia inizia nell’estate del 1760, quando Horace-Benedict De Saussure ha 20 anni, si è appena laureato e si prepara a diventare uno dei professori più giovani dell’Università di Ginevra. La sua cultura scientifica è così vasta che è difficile definirlo: geologo, fisico, botanico, meteorologo, alpinista, esploratore. Soprattutto, De Saussure ha una grande ossessione: conquistare la vetta del Monte Bianco.

Prima di lui, nessuno ha mai neppure immaginato una simile impresa. Anzi, le leggende locali raccontano che la montagna è abitata da spiriti malvagi, pronti a trascinare nell’abisso chiunque vi si avvicini. De Saussure a quelle leggende non ci crede, così come non crede di essere lui l’uomo adatto a intraprendere la scalata. È un alpinista, sa bene come muoversi in montagna ma conosce i suoi limiti. Così offre un’incalcolabile ricompensa in denaro a chiunque sia così folle o temerario da fare da apripista. Lui, quell’estate, si limita a fare escursioni su alcune cime minori, una faccenda più difficile di quanto possa sembrare, perché De Saussure ha anche un’altra ossessione.

Horace-Benedict De Saussure - immagine: pubblico dominio
Horace-Benedict De Saussure – immagine: pubblico dominio

Centimetri, ore, nodi, pascal

Chi lo conosce, lo vede inerpicarsi sui crinali scoscesi attorno a Chamonix, carico di marchingegni per misurare ogni cosa: la distanza, la temperatura, il tempo, l’umidità, il campo magnetico. E se non esiste lo strumento adatto, lui lo inventa. A De Saussure si attribuiscono l’invenzione di un magnetometro, un diafanometro, un eudiometro, un anemometro e soprattutto dell’igrometro a capello che, per muovere l’ago con cui misura l’umidità, usa una ciocca di capelli umani, sfruttando la loro proprietà di allungarsi o accorciarsi in base alla quantità di vapore acqueo presente nell’aria.

Durante le sue passeggiate, De Saussure è affascinato soprattutto da un fenomeno ben conosciuto a chi frequenta la montagna: man mano che si sale in quota, il colore del cielo diventa sempre più intenso. Così ritaglia dei quadrati di carta, li colora con 53 tonalità di Blu di Prussia, e li usa per annotare le gradazioni del cielo. Qualche anno più tardi, raffina l’idea. Dispone i cartoncini in cerchio e inventa il cianometro: uno strumento che misura l’azzurro del cielo.

Sotto il cielo, in cima alla montagna

Nel 1787, Horace-Benedict De Saussure ha 47 anni e guarda incantato il panorama che gli si apre davanti, dalla cima del Monte Bianco. L’anno precedente, due giovani di Chamonix, Jacques Balmat e Michel Gabriel Paccard, spinti dall’entusiasmo (e dalla lauta ricompensa offerta dallo scienziato), hanno raggiunto la vetta. De Saussure finanzia una nuova spedizione per coronare finalmente il suo sogno. Si fa accompagnare da Balmat, da un domestico e da ben 18 assistenti che trasportano in cima tutti i suoi strumenti. Si ferma lì quattro ore. Determina che il monte più alto d’Europa misura 2478 tese, ossia 4809.7m, sbagliando solo di un metro la misura oggi ritenuta ufficiale. Fa esperimenti sulla temperatura di ebollizione dell’acqua e, soprattutto, annota sul taccuino l’azzurro del cielo che quel giorno corrisponde al 39° grado, l’azzurro più intenso mai misurato fino ad allora. Anni dopo, un altro scienziato, Alexander Von Humboldt, porterà un cianometro sulla cima andina del Chimborazo, registrando un azzurro del 46° grado, il cielo dal blu più profondo mai rilevato sulla vetta di una montagna.

Il cianometro di Saussure - foto: pubblico dominio
Il cianometro di Saussure – foto: pubblico dominio

De Saussure è convinto che queste variazioni cromatiche siano dovute alla quantità di particelle sospese nell’aria. Un’intuizione non del tutto sbagliata. L’azzurro del cielo è legato alla diffusione della luce, un effetto a cui concorrono le molecole di azoto e di ossigeno, ma anche le particelle di vapore acqueo contenute nell’atmosfera. Ma quando alla fine di fisici Tyndall e Rayleigh confermano questo fenomeno, alla fine dell’ottocento, il cianometro di De Saussure è ormai stato dimenticato da tempo.

Oggi un esemplare dello strumento originale usato dall’inventore svizzero è conservato al Musée d’histoire des sciences di Ginevra, ma l’idea romantica di misurare l’azzurro del cielo non smette di affascinare.

Il cianometro di Lubiana - foto: © Pierpaolo Ferlaino
Il cianometro di Lubiana – foto: © Pierpaolo Ferlaino

Il monolite sulla Slovenska Cesta di Lubiana è una versione contemporanea del cianometro di Saussure, realizzato nel 2009 dall’artista tedesco Martin Bricelj Baraga. Attorno al foro nella parte superiore del parallelepipedo, si notano le 53 gradazioni che richiamano quelle dello strumento originale. Ma il cianometro di Lubiana è anche un software che scatta foto al cielo e ne registra la gradazione, raccoglie informazioni sull’inquinamento dell’aria e pubblica i dati in tempo reale sul sito cyanometer.net. Se un giorno il cielo avrà soltanto sfumature di grigio, i dati raccolti dal cianometro di Lubiana ci ricorderanno che siamo stati noi ad averlo permesso.


Per approfondire:

Immagine di copertina: La discesa di Saussure dal Monte Bianco – immagine: pubblico dominio